Joseph Schillinger (1895–1943) è stato uno dei personaggi più eccentrici e probabilmente sottovalutati del mondo musicale. Musicista, matematico e teorico, tentò di descrivere e insegnare la musica attraverso modelli matematici.
Il suo Schillinger System of Musical Composition è un’opera ultra monumentale in cui ogni aspetto del linguaggio musicale, ritmo, melodia, armonia, viene trattato come struttura generabile, prevedibile, modificabile. Un sistema per comporre, non solo per analizzare.
Molti lo trovarono illuminante: Gershwin, ad esempio, studiò con lui per trovare una struttura alla propria ispirazione. E anche Glenn Miller fu influenzato dal suo approccio. Oggi lo potremmo definire un precursore della musica algoritmica.
Il suo pensiero, però, divide. Chi, come il protagonista di Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij, rifiuta l’idea di un mondo interamente calcolabile, probabilmente troverebbe Schillinger inaccettabile. Ma in tempi di AI e computer quantistici, la sua visione sembra tremendamente attuale.
Non proprio una letturina da pic-nic. Ma per chi ha il coraggio (e tempo), le idee contenute lì dentro potrebbero cambiare radicalmente il nostro modo di pensare.













