L’American Indian Movement (AIM) nacque nel 1968 a Minneapolis, nel cuore dell’America, e presto avrebbe scosso il Paese dalle fondamenta. Non era solo un movimento politico, ma l’urlo di un popolo a cui era stato detto di tacere. Un urlo destinato a farsi sentire.
La brutalità della polizia contro i nativi americani nelle città era diventata intollerabile, la povertà nelle riserve era soffocante e i trattati stipulati con il governo federale venivano sistematicamente ignorati. AIM non nacque come un gruppo di intellettuali a tavolino, ma come un’organizzazione di guerrieri urbani, pronti a riportare la lotta nelle strade e nei tribunali.
Uno dei primi momenti di svolta fu l’occupazione dell’isola di Alcatraz (1969-1971). Un gruppo di attivisti nativi, ispirandosi a un antico trattato che prometteva la restituzione delle terre federali abbandonate ai popoli indigeni, prese possesso dell’ex prigione nel cuore della Baia di San Francisco. Nonostante l’intervento forzato del governo, l’azione segnò il punto di non ritorno: l’America si accorse che i suoi nativi non erano più disposti a restare nell’ombra.
Nel 1972, il movimento guidò la Trail of Broken Treaties, una marcia su Washington, D.C. che culminò con l’occupazione degli uffici del Bureau of Indian Affairs (BIA). Centinaia di attivisti presero il controllo dell’edificio, chiedendo giustizia per le violazioni dei trattati. La protesta si concluse con un accordo, ma come spesso accade nei giochi del potere, molte delle promesse fatte vennero presto dimenticate.
Ma il momento più drammatico arrivò l’anno successivo, con l’occupazione di Wounded Knee (1973). Per 71 giorni, l’FBI e i militari statunitensi circondarono il villaggio, mentre i nativi resistevano in una guerra di logoramento. Quando tutto finì, diversi attivisti erano stati uccisi, molti altri arrestati. Negli anni successivi, il governo statunitense infilò le proprie spie nell’organizzazione, molti leader furono incarcerati, l’organizzazione infiltrata e il movimento perse slancio. Ma l’eredità dell’AIM non si spense. Il movimento aveva riportato alla ribalta il concetto di sovranità indigena, aveva aperto la strada a nuove lotte legali per la restituzione delle terre e aveva dimostrato che i nativi americani non erano solo un capitolo nei libri di storia.
Oggi, AIM esiste ancora, anche se frammentato in diversi gruppi locali. Le sue battaglie sono proseguite in nuove forme, come il movimento Native Lives Matter, e in ogni protesta che richiama l’attenzione sulle ingiustizie subite dai popoli indigeni. E se questa storia vi sembra familiare, forse è perché la dinamica dell’invasione, dell’espropriazione e della resistenza non appartiene a un solo popolo. 70 anni fa successe in terra di Palestina, e continua ancora oggi, comem in altre parti del mondo. Il parallelo ve l’ho mostrato, poi fate le vostre libere considerazioni.
https://www.history.com/topics/native-american-history/american-indian-movement-aim













